Studio di Psicologia e Psicoterapia "Ecotono"

- Dr. Andrea Bramucci

Uno psicologo al muro 3° puntata

...continua il racconto di Wand tra rimuginazioni e nuove consapevolezze...

Uno psicologo al muro – 3° puntata

Così.
Mentre aspetta la paziente/cliente delle tre, Wand rimugina su tutto ciò. D’altronde è stato sempre
molto veloce con i pensieri, forse troppo: “oggi sarei classificato ADHD?”, pensa.
Pensa anche alla paziente, una donna sui quaranta circa. Depressa (dice lei), noiosa (la vive lui). Lei
ha deciso di rallentare le sue sedute, adesso viene ogni 15 giorni, forse anche lei si annoia, oppure è
la mia noia a farla desistere dal continuare a venire, si domanda Wand…
Mancano ormai pochissimi minuti alla seduta e Wand siede sulla sua poltrona, comunque soddisfatto, il suo studio gli piace proprio. Se l’è tagliato su misura, l’ha costruito passo passo.
Ricorda che quando incontrò il primo, o meglio i primi, visto che si trattava di una coppia!, pazienti/clienti, li aveva ricevuti in quello stesso studio, che però all’epoca non aveva neanche il pavimento: nudo e crudo! Era molto fiducioso all’epoca pensando che “in fondo la forma non c’entra, la
psicoterapia se vuoi la puoi fare anche per strada…”, sta di fatto che la coppia (professionisti entrambi e anche un pò spocchiosi) non venne più, senza neanche motivare.
Però lo studio poi aveva preso forma, piano…piano. Prima il pavimento di mattone grezzo, un cotto
fiorentino come piace a Wand, poi i mobili scelti accuratamente uno a uno, ma non ne occorrevano
tanti, ingresso/saletta d’aspetto, bagnetto e studio vero e proprio sono circa 35 mq, ha lavorato più
sui particolari: una mensola in ferro battuto, i quadri che negli anni ha raccolto, i tappeti, altri piccoli soprammobili, pezzetti di viaggi esotici o europei…e poi libri, libri e libri dappertutto: una libreria a muro, un’altra nella sala di attesa/ingresso e poi sparsi dappertutto.
Non che tutti questi libri lui li abbia letti tutti…no, assolutamente, ma gli piace averne: tutto Freud,
tutto Jung, tutto Perls (e tutta la Gestalt perchè Perls ha scritto ben poco! a proposito, lo avrete già
capito Wand è un terapeuta della Gestalt, parola tedesca come il suo nome di cui non comprendeva
la scelta dei suoi genitori!) tutto Milton Erickson, Bowlby, ecc., ecc, e da qualche anno le neuroscienze e poi tanto altro, circa duemila volumi, di cui Wand è orgogliosissimo!
Alcuni tra i suoi clienti/pazienti a volte gli chiedono se li ha letti tutti e lui si schernisce sorridendo:
“prima o poi lo farò!”
Durante i tanti anni di lavoro Wand aveva anche collezionato piccoli oggetti donati da suoi clienti/
pazienti. Niente di valore: una bussola – la paziente/cliente gli aveva detto che era il simbolo del
lavoro fatto insieme e Wand e lui ne era particolarmente fiero; una piccola scultura africana in legno
di ebano – questo oggetto era legato a ricordi più oscuri: la paziente/cliente dell’epoca gli aveva fatto proposte sessuali e lui si era sentito fortemente a disagio: “…e poi non era neanche bella!”; un
quadro che rappresentava libri e altro, donato dal padre pittore di una preparatissima dottoressa che
però non si accettava nè fisicamente nè psicologicamente; una caricatura disegnata su un orologio a
muro alla quale Wand teneva particolarmente anche se l’orologio era sempre avanti o indietro, la
caricatura era stata disegnata da un tossicodipendente un pò “pazzarello” e gli ricordava tempi passati e un pò senza confini; una piccola foca di metallo che ha una calamita sul muso e che tiene in
bilico una penna: simbolo dell’equilibrio? chissà. E per ultimo un paio di vecchissimi occhiali di
una nonna di una sua paziente/cliente, a lui regalati perchè “sai vedere oltre le apparenze” gli disse
la donna…
Poi tante altre piccole cose raccolte da lui…Lo sguardo vaga da un oggetto all’altro e Wand studia
altre collocazioni, trasformazioni improbabili dello studio, visto che data la struttura storica dello
stesso non può veramente apportare alcuna vera modifica.
Così.
Nel tempo Wand si è affezionato in particolar modo ad un “Muro”, si a un muro del suo studio, una
parete, come la vogliamo chiamare.
E’ un muro di confine tra il suo studio e l’appartamento o l’ufficio adiacente (in tanti anni che stava
lì Wand non era ancora riuscito a capirlo…) un muro che dà idea di solidità di compattezza, di presenza – a dirla grossa – quasi umana.
Ebbene si Wand lo “sente” e lo vive così quel Muro, al quale è appoggiata la sua poltrona color
marmotta (nello studio vero e proprio ne ha tre, invece nella saletta d’aspetto/ingresso ha due sedie
in legno massello con il bracciolo).
Questo “Muro”, per lui è un pò irriverente chiamarlo così, lui preferisce “nicchia”, perchè a volte ci
si infila proprio dentro, vi si appoggia, quasi si nasconde…dovete sapere che l’edificio dove Wand
ha lo studio è del ‘600 e i muri appunto non sono perfettamente diritti, ma hanno particolari curvature o rigonfiamenti che favoriscono tante posizioni fantasiose e più o meno comode.
Wand, appoggiandosi a quel muro ha la sensazione di sentirsi più ispirato, più in contatto con sè
stesso ma anche con il cliente/paziente di turno: si più ispirato. A volte ha quasi la sensazione che le
parole che pronuncia durante la seduta gli vengano direttamente suggerite da quel “Muro”…ma ,
stupidaggini…pensa!
Suona il campanello ed entra Marina, la donna sulla quarantina depressa e noiosa, soprattutto noiosa.
Come tutte le altre volte, già dopo sette-otto minuti Marina ha ripetuto in modo monocorde le stesse
identiche cose della volta precedente, snocciolandole come un rosario di preghiere!
Dice, come ormai da più di sei mesi, che sul lavoro non riesce a sopportare la sua collega che la
umilia e la prevarica facendo esempi ripetuti e che Wand conosce a memoria, mentre con il marito
non fa più “sesso” (Wand una volta aveva provato a sostituire la parola “sesso” con “fare l’amore”
ma lei brutalmente lo aveva redarguito: “sesso, sesso si dice sesso”) perchè non ha voglia. Ripete
che ha fatto tutte le analisi possibili, ma va tutto bene, da un punto di vista fisico: “non ho voglia”,
dice.
Wand prova a chiedere a Marina, come fa ormai da più di sei mesi, quanto questa sua non voglia di
“sesso” (si ha detto bene “sesso”, non: “fare l’amore”, anche perche Marina gli ha detto che non le
piacciono i preliminari…Wand non riesce a capire. Wand si è sempre immaginato la scena: giù le
mutande e via! Alla faccia del “fare l’amore”!) sia collegata al tradimento con quel ragazzo di colore che risale proprio prima della sua depressione.
Ma come ormai da sei mesi, Marina torna a a dire che non c’entra nulla, che è una storia conclusa,
che il ragazzo è tornato in Africa e bla, bla, bla.

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