Studio di Psicologia e Psicoterapia "Ecotono"

- Dr. Andrea Bramucci

Uno Psicologo al Muro 2° puntata

Wand in attesa della paziente continua a dare sfogo ai suoi pensieri affastellati...

Così.
Il lavoro a Wand non manca anche se preferirebbe fare ciò per cui si sente più preparato o forse per
ciò che gli piace di più, la psicoterapia? A volte se lo chiede: ma sono veramente adatto a fare questo mestiere? Che cosa do concretamente io ai miei pazienti/clienti? Ascolto e poi? Interesse? In
parte. Migliorano? Alcuni sì, altri no.
Per diventare sempre più bravo, sempre più esperto nel trattamento dei suoi pazienti/clienti, Wand si
è specializzato in diversi approcci e tecniche (oggi c’è l’imbarazzo della scelta), a volte quasi forzandosi perchè in fondo sapeva che quella tale formazione non avrebbe aggiunto nulla a ciò che lui
già fa e forse è anche in grado di insegnare agli altri…ma poi tra sensi di colpa ed ecm (tocca farli,
anche se nessuno controlla!) si iscrive a corsi di tutti i tipi rinunciando a sabati e domeniche più libere e più vuote.
A volte chiede a sè stesso se ancora oggi dopo più di trent’anni di lavoro in psicoterapia (si perchè
per i primi anni si è appoggiato in altri studi con altri colleghi!) ha ancora voglia di prendersi la responsabilità di caricarsi dei problemi altrui.
In più c’è un aspetto che non riesce più a sopportare: la solitudine del modo di lavorare! Si perchè
Wand si sente solo prima, durante e dopo la seduta…
A volte va in supervisione…ma è un’altra cosa. Si è comunque soli, pensa. Soli con se stessi e con
l’altro che magari aspetta da te magie o peggio miracoli di guarigione definitiva, quando invece è
“lapalissiano” (a Wand piacciono le parole strane e poco utilizzate!) che il cosiddetto “cambiamento” può avvenire solo a determinate condizioni, per esempio se il paziente/cliente lo vuole veramen-
te e non “facciamo una prova”, oppure “sono stato da tanti altri, provo anche con te”, così non funziona!
Tornando a quel “veramente”, Wand era rimasto recentemente affascinato e colpito da un “veramente” che seguiva ad un’altra parola per lui sempre più importante: “appoggiarsi”.
Insieme suonano: “appoggiarti veramente”. Lui aveva ascoltato questa frase in un seminario di ipnosi (una delle tante specializzazioni di Wand) e aveva notato l’effetto che questa frase banale aveva avuto su un suo collega che si era “appoggiato veramente…”
Già appoggiarsi, ma a chi? Agli amici? Alla famiglia? Ai colleghi?
Negli ultimi anni Wand aveva perso i suoi due unici amici che aveva.
Prima uno e poi l’altro…velocemente, senza riuscire a fermare l’istante…
La malattia (il brutto male lo chiamavano una volta a casa sua!) si era manifestata improvvisa, subito senza speranza, ineffabile…pochi mesi e non c’erano più!
E ogni perdita ne ricordava un’altra…nell’ordine: lo zio amatissimo, il padre debole e infelice, la
madre instabile e distante, la zia che lo aveva allevato…
Troppe perdite! Ravvicinate, a volte come quelle dei suoi amici impreviste, ingiuste, molto dolorose!
Negli ultimi anni, in realtà, Wand si era appoggiato a qualcuno: si, a sua moglie!
Nel tempo era nato in lui un sentimento forte. Erano scomparse le tentazioni sessuali extraconiugali
dei primi anni del matrimonio, erano scomparse le litigate, a volte furibonde di gelosia (gelosie che
anticipavano i possibili tradimenti di Wand stesso!), erano scomparse anche le litigate per le rispettive famiglie di origine (tutte quelle frasi che prosaicamente iniziano con: “nella mia famiglia….”.
Adesso è lui, Wand che “vuole” stare con lei…si il matrimonio (o meglio il legame) lo capisce
adesso dopo trent’anni…non che non guardi le altre donne, ci mancherebbe! Gliene piacciono tante! Anzi, quando gira da solo non riesce a dare il resto dove guardare e le vede tutte (o quasi!) belle
– lui usa un altro termine, più volgare, in pratica tutte, o quasi, gli stimolano sensazioni sessuali, e
se riceve qualche sorriso o sguardo di compiacimento, lui ne è ben lusingato!
Ma non è questo il punto.
Negli ultimi anni sente di stare con lei, si chiama Mia, ad un livello diverso, forse si potrebbe definire “spirituale”, senza scadere nelle frasi fatte o nella new age!
“Si, un altro livello”, pensa Wand, “come sentirla dentro, veramente una parte di te!”.
Wand ha quasi paura di questo sentimento… “sono diventato un dipendente affettivo?”, si domanda. Sta di fatto che adesso, al di là delle litigate, che vivaddio ci sono ancora (ed è bene che ci siano,
si ripete Wand!) lui spesso si sente un tutt’uno con lei, può dire tutto (o quasi) e ascoltare tutto (o
quasi), sicuramente sente che non deve più difendersi da lei, come invece doveva difendersi da sua
madre.
A parte sua moglie, però, Wand si sente solo, ed è solo!
Quando sua moglie lavora e lui è libero sta da solo e sua moglie lavora tanto!
Ormai ci è abituato. Non gli piace o meglio non gli piaceva…ormai ci ha fatto il callo!
A volte guarda il telefono per vedere se arriva qualche chiamata…da chiunque.
A volte qualcosa succede, qualcuno chiama: ma è raro, molto raro, magari è una compagnia telefonica….
La solitudine, al di là del lavoro e della moglie, è la sua compagna quotidiana!
A volte invidia proprio sua moglie che ha tante amiche e amici (di cui Wand – in particolar modo di
qualcuno – è stato nel tempo molto geloso!).
Lui no! …e le amicizie vanno curate e occorre perderci (o meglio investirci!) tempo.
Così per stare di più con sua moglie, per stare in compagnia, Wand si era inventato un metodo: andare il più possibile, appena si può, in vacanza.
Lontano dalla città, lontano dagli amici e parenti di lei.
Quando è lontano, può essere per vacanza o quando accompagna sua moglie in qualche posto,
Wand ha la sensazione di tutelare e chiudere un tempo, solo per loro due…sentirsi veramente con
lei e che lei ha a che fare solo con lui…a parte il solito maledetto telefonino…
Nei tempi vuoti, oggi sempre di più, va a visitare su internet siti di vacanze – sognando a volte mete
per lui impossibili (quando era più giovane la Polinesia!) – e quando ha individuato un contesto che
rende compatibili tre fattori: piacevolezza, economia e tempo, “butta” l’idea a sua moglie che solitamente la demolisce in pochi istanti o meglio riporta Wand al senso di realtà…già la realtà…che
palle!
Spesso per bypassare le critiche muliebri, Wand direttamente prenota e…di fronte al fatto compiuto,
come si dice, si deve accettare!
Mancano adesso veramente pochi minuti all’arrivo di Marina…e “pensare ad altro non serve”, ma,
come si sa, molti nostri pensieri non dipendono da noi e così, ancora un pò, quasi come una droga,
Wand continua a pensare…e pensa al suo lavoro, a come la psicoterapia da un lato lo faccia sentire
meno solo…
Comunque, la psicoterapia piace a Wand. E si sente debitore alla funzione psy presa genericamente.
Davvero. Ma non tanto da un punto di vista professionale, no.
Non è questo.
Si sente ancora debitore perchè molti molti anni fa, Wand era ancora un ragazzo, era stato come
prescelto da una psicoanalista che in un colloquio gli aveva detto: “tu ce la puoi fare” e l’implicito
era che qualcun altro non ce l’avrebbe fatta, e Wand sapeva bene chi fosse questo altro, ma adesso
non vuole pensare a tutta la fatica fatta!
Ora continua a sentirsi debitore e al tempo stesso riconoscente verso quella frase: “tu ce la puoi
fare”: qualcuno l’aveva detta, qualcuno si era espresso, nella sua famiglia di origine nessuno glielo
aveva mai detto.
Così.
Mentre aspetta la paziente/cliente del

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